02 Ott The dreamhertz ospita i miei laboratori di camera oscura
Il 17 settembre Impronte ha fatto tappa a Cuma, negli spazi di The Dreamhertz, un’associazione di promozione sociale, dedicata ad attività culturali, creative, esperienziali e di benessere.
Sette persone, una camera oscura montata per una sera e un laboratorio dedicato ai fotogrammi.
Ma prima di accendere le luci rosse, ci siamo seduti intorno a un tavolo, Riccardo e Luisa ci hanno accolti con un aperitivo.

Impronte nasce dalla voglia di portare la fotografia analogica fuori da un luogo fisso.
The dreamhertz è uno spazio con un’energia speciale.
Il laboratorio del 17 settembre era dedicato ai fotogrammi: immagini ottenute senza utilizzare una macchina fotografica, mettendo direttamente degli oggetti sulla carta fotosensibile e lasciando che fosse la luce a disegnarne la traccia.
Prima di cominciare abbiamo parlato degli strumenti della camera oscura, della carta fotosensibile e di quello che succede quando la luce incontra la sua superficie.
Poi abbiamo spento la luce bianca.
E da quel momento la teoria ha lasciato spazio alle mani.
Una delle cose che mi piace di questi incontri è che la camera oscura non rimane mai soltanto un luogo dove imparare una tecnica.
Si fanno domande, si prova, si sbaglia, si ricomincia e si ride.
Anche perché, evidentemente, non sono capace di fare un laboratorio senza fare qualche battuta.
Sette persone, sette modi diversi di guardare, provare e costruire un’immagine.
Ognuno è entrato nella camera oscura con la propria curiosità e, passo dopo passo, ha iniziato a prendere confidenza con la luce, la carta e gli strumenti.
È questo che mi piace di Impronte: mettere le mani nelle cose, sperimentare e vedere cosa succede.
Sono sempre grata a chi sceglie di passare con me il suo tempo.
Grazie a Riccardo e Luisa di The Dreamhertz per averci accolti.
Siamo stati così bene che il laboratorio replica e ci rivediamo il 23 ottobre 2026.
Puoi partecipare da sola o con le tue amiche, i tuoi amici.
Puoi contattare me o Riccardo e Luisa.
le foto di questo articolo sono di Rossella Cassese











